Giornalista licenziato da “Repubblica”, dopo 23 anni la sua causa non è ancora conclusa

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Una causa di lavoro che dura da circa 23 anni non è uno spot per l’amministrazione della giustizia. E’ il caso di Beppe Lopez: giornalista coinvolto nei primi passi di Repubblica negli anni 70, poi fondatore del Quotidiano di Lecce e direttore dell’agenzia Quotidiani Associati, di nuovo responsabile del progetto del quotidiano di Potenza La Nuova Basilicata e direttore nel primo anno di vita della testata.

Licenziato da quest’ultima “per un contrasto con l’editore – racconta – che non voleva confermare, alla scadenza annuale dei contratti a costo agevolato, i professionisti assunti in redazione“, si è difeso facendo causa all’azienda “che mi aveva sottoposto un rinnovo decennale” – Alice Idea Multimediale Srl, successivamente fallita, per cui la vertenza diventa la richiesta di essere inserito fra i creditori privilegiati della procedura – e personalmente all’editore, l’imprenditore locale Donato Macchia, che “mi aveva garantito in modo formale i primi tre anni di quel contratto“.

Dodici successivi rinvii delle udienze portano la causa a trascinarsi a vuoto fino al 2019, quando interviene la Federazione nazionale della Stampa che denuncia pubblicamente il clamoroso ritardo della procedura e chiede l’intervento del Consiglio superiore della magistratura.

Solo a quel punto di fronte al Tribunale di Potenza si sbloccano entrambi i procedimenti, senza che mai venga convocato e ascoltato l’interessato. Risultato: le aspettative di Lopez sono state totalmente respinte in ambedue le cause.

In particolare gli è stato negato il diritto di partecipazione al fallimento, con il mancato riconoscimento fra le altre cose del contratto, delle mensilità non pagate e del credito per il Tfr, il demansionamento, il mancato preavviso.

Non solo: Lopez, cinquantenne all’epoca del licenziamento, oggi pensionato settantacinquenne, è stato condannato a pagare 25mila euro di spese legali e i giudici hanno rigettato anche la richiesta di sospendere i pagamenti in attesa dell’Appello. Ragione per cui è costretto a corrispondere 500 euro al mese alla curatela fallimentare. In appello, udienza prevista il 5 aprile per la causa con l’editore, il 14 giugno (già un altro rinvio dopo la fissazione al 25 gennaio) per quella con la società. Un caso forse non unico ma indubbiamente raro e significativo dei rischi ai quali sono esposti i cittadini nelle aule di giustizia.

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