Tim: Cassazione, niente spese per disattivare l’utenza

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 No al pagamento di una somma per la disattivazione dell’utenza telefonica. La mera indicazione delle spese di recesso nelle “Condizioni generali di contratto” pubblicate sul sito dell’operatore, infatti, non puo’ ritenersi vincolante per il cliente. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, ordinanza n. 10039 di oggi, dichiarando inammissibile il ricorso di Tim.

Prima il Giudice di Pace di Barletta nel 2016, davanti al quale la Telco era stata citata per l’illegittimo addebito della somma di 35,18 euro a titolo di spese di disattivazione dell’utenza, poi il Tribunale di Trani (nel 2019) avevano dato ragione all’utente condannando Tim a restituire alla cliente la somma di euro 35,18 pagata per la cessazione. Il Tribunale, in particolare aveva rigettato l’appello, in quanto “nessuna clausola contrattuale sottoscritta dall’appellata autorizzava Telecom a riscuotere detta somma”.

A questo punto Tim ha proposto ricorso in Cassazione affermando, tra l’altro, che non trattandosi di “clausole vessatorie” non era richiesta una specifica approvazione scritta, mentre l’aderente aveva il dovere di informarsi sulle condizioni generali di contratto. Né del resto, proseguiva Tim, il contratto di telefonia é sottoposto alle stringenti regole vigenti, per esempio, per i contratti bancari e finanziari o per il credito al consumo.

Per la VI Sezione civile, tuttavia, i motivi di ricorso non superano il vaglio di ammissibilità, non avendo Tim neppure riprodotto in giudizio le “Condizioni generali di contratto”. Non solo, la società è stata condannata anche al pagamento delle spese. E

d in particolare alle “spese di lite, liquidandole in euro 1.000 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in euro 200,00 ed agli accessori di legge, cui e’ da aggiungere la condanna al pagamento di euro 1.000,00 ai sensi dell’art. 96, co. 3, c.p.c., da distrarre, come richiesto, a favore dei difensori della controricorrente”. Infine, la Corte “dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello da corrispondere per il ricorso”.

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