Ucraina, Pellegrino: “Sul grano duro Italia può affrancarsi”

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In un periodo critico per l’approvvigionamento di grano duro dall’Europa, dovuto alla guerra in Ucraina, una proposta viene lanciata da Giuseppe Pellegrino, agronomo trapanese e membro dell’Assemblea nazionale del PD, che si rivolge anche ai vertici del suo partito, per proporre soluzioni alternative. “L’Italia – sostiene Pellerginodispone di superfici che possono soddisfare quasi per intero il fabbisogno del nostro Paese. I 600mila ettari di seminativi non coltivati nel Sud, potrebbero produrre grano duro per aumentare notevolmente il nostro grado di auto approvvigionamento. Nel Sud Italia, Puglia, Basilicata e Sicilia in testa, il sole rende il grano duro al momento del raccolto perfettamente maturo, asciutto, quindi non in condizioni di sviluppare micotossine cancerogene e nocive all’alimentazione”.


Per Pellegrino, “andrebbe modificato il Regolamento CEE 1881/2006 portando il parametro delle micotossine (Don) a non oltre 500; in Canada questo parametro e’ di 1000, in Europa e’ di 1750 parti per miliardo. Riducendo il parametro delle micotossine consentite nella granella, si andrebbe a ridurre le importazioni dall’estero anche in periodi di libera concorrenza. Importante altresi’ lavorare per un prezzo di produzione equo per gli agricoltori di almeno 50 centesimi chilo (un chilo di pane costa almeno 3 euro e quindi e’ una scusa strumentale considerare questo prezzo eccessivo)”.

“I costi di produzione del grano duro – conclude l’agronomo – sono di 25 centesimi chilo. In questi anni il prezzo del grano duro e’ stato di circa 20 centesimi chilo (antieconomico produrre e quindi abbandono delle campagne). Il giusto prezzo e’ di almeno 50 centesimi chilogrammo”.

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