Energia: Trevisi (ex consigliere M5S Puglia): «La legge sul reddito sta per partire, è la soluzione ideale»

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«Il reddito energetico, secondo me, è la soluzione ideale, in Puglia sta per partire. Dà la possibilità di utilizzare i tetti delle case dei cittadini e anche dei capannoni delle industrie. Praticamente lo Stato finanzia l’impianto ma per lo stesso Stato è un investimento perché l’energia, che l’utenza non utilizza, la immette in rete, guadagnandoci».

Lo dice all’Adnkronos, Antonio Trevisi, energy manager, consigliere pugliese del Movimento Cinque stelle nella scorsa legislatura, promotore delle leggi regionali sul reddito energetico e le comunità dell’energia, a  proposito delle soluzioni alternativi alle fonti fossili per rispettare l’ambiente, raggiungere gli obiettivi di riduzione di emissioni di C02 e rendersi indipendenti dal gas, di cui l’Italia non dispone, e da altri inquinanti, abbassando i costi in bolletta per le famiglie e le aziende.

«E’ vero che c’è un costo iniziale – spiega – ma c’è un ritorno. Quell’investimento statale non è un costo poiché consente di fare tantissime impianti di fonti rinnovabili utilizzando i siti più idonei. Credo che oggi se avessimo adottato questa misura a livello nazionale ovunque – sottolinea Trevisi – i costi per le imprese e le famiglie sarebbero stati sicuramente più contenuti. Io stesso ho l’impianto fotovoltaico e un’auto elettrica ricaricata con fotovoltaico e vi assicuro che le bollette che stanno arrivando sono accettabili. L’ho fatto per l’ambiente non per l’idea di risparmiare ma di fatto economicamente sono vantaggiosi». 

Dopo l’approvazione della legge regionale nel 2019, nel 2021 in Puglia è stato approvato il regolamento attuativo del Reddito Energetico. «Sono stati stanziati 7 milioni di euro, partirà questo mese», garantisce Trevisi. «E’ la soluzione ai problemi che stiamo vivendo: il reddito energetico è una sorta di accordo tra Stato e cittadino. Quest’ultimo mette a disposizione il proprio tetto, lo Stato compra l’impianto fotovoltaico ma l’energia che il cittadino non utilizza, ad esempio quando va in vacanza e in casa non c’è nessuno ma l’impianto continua a produrla, lo Stato la vende alla rete e si ripaga dell’investimento. L’energia che il cittadino utilizza non la paga in bollette, determinando così un abbattimento dei costi. Nel tempo quindi – continua l’ex consigliere – si tratta di un sistema a costo zero».

«In questo modo possiamo riempire tutti i tetti d’Italia raggiungendo gli obiettivi che ci siamo dati al 2030, quei 70 gigawatt di cui parla Cingolani. Lo possiamo fare – prosegue Trevisi – in un’ottica che consente allo Stato di recuperare tutto quello che ha investito. L’operazione costerebbe 10 miliardi l’anno per otto anni però si raggiungerebbero tutti gli obiettivi ambientali e quei soldi li recuperi negli anni successivi perché l’impianto fotovoltaico dura 30 anni’». Allora quali sono gli ostacoli? «Quella del reddito energetico è la filosofia giusta – evidenzia – ma non viene vista bene perché sarebbe ricchezza distribuita e non ci sarebbe più un grosso venditore di energia in quanto tutti i cittadini si autoprodurrebbero l’energia.  Per chi oggi vende l’energia è una soluzione che non tanto va bene però è l’ideale per consentire di abbattere i costi alle imprese e alle famiglie. In politica spesso la scelta migliore per i cittadini – afferma amaramente Trevisi – non viene fatta e si preferisce avvantaggiare i grossi gruppi. Il reddito energetico e il superbonus sono strade da percorrere. Essendo il nostro un Paese povero di risorse – conclude – o usiamo sole, vento ed efficienza energetica oppure non abbiamo grosse chances e dovremo comprare sempre dall’estero»

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