Associazione “Amici della Russia” riguardo l’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità

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«L’Italia si è imbarcata e si sta avventurando sempre di più in una crisi che non le competeva affatto, o meglio, che avrebbe dovuto gestire in modo completamente diverso».

Sono queste le parole lapidarie rilasciate dal Presidente dell’Associazione degli Italiani Amici della Russia, Lorenzo Valloreja, visionando il video postato dal suo amico, Nicolai Lilin, il quale ha dimostrato questa mattina, come, al di là delle sanzioni, non sia vera la vulgata secondo la quale il costo del pane, in Russia, sia arrivato alle stelle. Anzi, sempre secondo questo documento video, scopriamo che, in una delle città più care al mondo, cioè Mosca, il pane, in realtà, nel momento in cui stiamo scrivendo, costi al chilo, per le tipologie più raffinante, circa 144 rubli, cioè 1 euro, mentre il “pane comune” solo 10 centesimi di euro al kg. Quindi molto, ma molto di meno, dei 9,8 euro al chilo registrati nella città di Ferrara giorni fa da “Il Giornale”.

Il Presidente Valloreja, poi, constatando, sempre dal suddetto video, che gli scaffali moscoviti risultano essere ricchi di ogni ben di Dio ed a prezzi accessibili ha continuato dicendo: «È normale che ciò accada. La Russia non esportando più grano ha un surplus di tale risorsa e quindi vede il crollo del prezzo del pane così come quello della benzina che, allo stato attuale, risulta essere fruibile ai cittadini russi per 35 centesimi di euro al litro. Un enormità rispetto al record riscontrato nelle stazioni di servizio sull’autostrada tra Pisa e Livorno dove si sono raggiunte quali le 3 euro al litro … È dall’inizio dell’intervento russo che ci siamo sgolati per far capire alle istituzioni italiane di non entrare a gamba tesa in questa crisi diplomatico/militare, ma, sia il Parlamento che il Governo sembrano aver perso il lume della ragione. La nostra posizione, il nostro contributo alla risoluzione del problema, doveva essere identico a quello fatto registrare dallo Stato di Israele che, con grande lungimiranza e saggezza, è stato capace di mantenersi equidistante dalle parti in causa. Oggi il Premier Bennet sta interpretando magistralmente la parte del mediatore con tutti i vantaggi politici ed economici che ne conseguiranno per il proprio Paese nella fase post bellica. Ahimè il connubio La Pira/Mattei sembra non averci insegnato nulla. Anziché stringere un alleanza diretta con Berlino, altra grande Nazione inguaiata come noi con queste sanzioni, ci siamo appiattiti sulle posizioni francesi, unico Paese europeo che meno risentirà di tutto questo caos, ed abbiamo sposato la causa dei falchi (certamente anche a causa del Trattato del Quirinale). Qualcuno, tra le file dell’intellighenzia nostrana, ama affermare che “la libertà vale più delle bollette”, certo! Ma è fuor di dubbio che ciò è valido solo ed esclusivamente se, chi lo afferma, guadagna più dei canonici 1500 euro al mese. Diversamente, tra: rate del mutuo, rate dell’auto, libri e vestiti dei figli, luce, spese alimentari, spese mediche e spese varie, credo che certamente non riuscirebbe ad arrivare alla fine del mese. Ma anche qualora fossero ricchi, ma ricchi a causa del proprio lavoro manuale e non per diritto o intelletto, non credo sarebbero d’accordo con l’atteggiamento tenuto dalla nostra classe dirigente … andate a chiederlo, ad esempio, ai tanti calzaturifici marchigiani e toscani … e vedrete qual è il reale sentore del popolo italiano rispetto a questa guerra».

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