Il governo riparte dall’eolico, la Commissione europea apre a liquidità e aiuti

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Il governo parte dall’eolico per aumentare la potenza installata in Italia. La guerra tra Russia e Ucraina ha reso impellente la necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento e le rinnovabili sono il primo step per rafforzare la produzione nazionale, avendo come obiettivo anche la transizione. Via libera dunque a 6 parchi eolici in Puglia, Basilicata e Sardegna che si aggiungono agli altri 2 sbloccati lo scorso 18 febbraio, sempre in Basilicata. In tutto circa 0,5 Giga di nuova energia che fluirà sulla rete. Una spinta importante che non può però ancora bastare a fare delle rinnovabili la prima fonte del fabbisogno nazionale. Il gas è ancora essenziale, sostituibile solo gradualmente, in un progetto di largo respiro che da oggi coinvolge anche Terna, incaricata dal governo di effettuare una ricognizione su tutte le centrali, anche a carbone, “nell’ottica di massimizzare tutte le fonti e ridurre ove possibile l’uso del gas per superare il prossimo inverno”.

Nel frattempo, l’emergenza però rimane. I sindaci sono in allerta: a Roma Roberto Gualtieri ha convocato una riunione con Acea per fare il punto sui possibili risparmi, mentre a Imperia Claudio Scajola ha optato per il taglio di un grado della temperatura di tutti gli immobili del territorio comunale. La Camera dei deputati ha invece annunciato lo spegnimento dei riscaldamenti con un’ora di anticipo. A soffrire sono però soprattutto le imprese, “a rischio sopravvivenza” come ha riconosciuto il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo GiorgettiL’impatto del caro-energia non si ferma più alle energivore, fonderie, cartiere, imprese della ceramica. Il peso è generalizzato, grava sui pescherecci, come dimostrano le agitazioni nate nelle Marche, sugli autotrasportatori, pronti nelle ali più estreme al blocco dei tir già da lunedì, ma anche sulle famiglie, che nei loro bilanci sommano i rincari di tutte le componenti.

Il governo, come assicurato da Mario Draghi, punta ad agire rapidamente e lo farà probabilmente anche grazie alla mano tesa offerta oggi a tutti gli Stati membri dalla Commissione europea. Avviando una consultazione ad hoc, Margrethe Vestager è infatti passata dalle parole ai fatti, proponendo un temporary framework specifico per consentire, dopo quelli Covid, aiuti di Stato anche per l’energia. Lo schema potrebbe ricalcare proprio quello utilizzato durante la pandemia: sostegni temporanei di liquidità, sotto forma di garanzie e prestiti agevolati, e aiuti per i costi aggiuntivi dovuti ai prezzi eccezionalmente elevati di gas ed elettricità. Un’ipotesi che collima con la proposta avanzata da Giorgetti in cdm per la creazione di un fondo per i settori più colpiti.

Le mosse del governo a livello nazionale si incrociano peraltro inevitabilmente con quelle geopolitiche. Anche per questo al G7 dell’energia, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha chiesto “con forza” di inserire nel comunicato finale la necessità di misure straordinarie per normalizzare il prezzo del gas. Chiudere del tutto i rubinetti con la Russia equivarrebbe a fermare l’economia ma allo stesso tempo, ha spiegato il ministro, non si può nemmeno accettare di pagare la materia prima “10 volte il prezzo reale, perché sono profitti enormi” per Mosca e che vanno a finanziare la guerra. In questo senso Eni ha fatto la sua parte con decisioni drastiche sull’immediato futuro: dopo aver comunicato la volontà di uscire dal gasdotto Blue Stream con Gazprom, il gruppo ha annunciato anche la sospensione della stipula di nuovi contratti di approvvigionamento di petrolio dalla Russia (nel 2020 proveniva dal Paese il 16% del greggio acquistato).

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