Associazione ‘Amici della Russia’ sulla blacklist di Putin esprime disappunto

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO IL COMMENTO DELL’ASSOCIAZIONE AMICI DELLA RUSSIA A PROPOSITO DELL’ULTIMA BLACKLIST DIRAMATA DA PUTIN IN SEGUITO ALLE SANZIONI CONTRO IL SUO PAESE. 

Ed alla fine tanto tuonò che piovve! Sono giorni, se non settimane, che chiediamo a gran voce ai nostri Governanti di mantenere un profilo politicamente neutrale riguardo l’attuale conflitto in Ucraina, ma nessuno ci ha dato ascolto … si è scelto, in altri termini, di dar corpo ad una serie di interventi fortemente autolesionistici, sia sotto l’aspetto economico che sociale.

Piaccia o non piaccia, infatti, la nostra economia è fortemente invischiata con quella russa, sia sotto l’aspetto delle nostre esportazioni, sia per ciò che concerne le materie prime che, l’Unione Sovietica prima e la Federazione Russa poi, ci hanno fornito, interrottamente, per 75 anni.

In altri termini, demonizzare oggi Mosca equivale a scavarsi una fossa sotto le proprie scarpe, senza avere la certezza, da parte degli altri nostri alleati, di avere i mezzi e le risorse, per sopperire al fatto che ci manchi letteralmente la terra sotto i piedi.

E l’Italia che fa? Come se nulla fosse, si permette di porre sotto sequestro i beni mobili ed immobili di privati cittadini russi, ville, yacht, conti bancari, che, se pur appartenenti a uomini ricchissimi vicini al Presidente Putin, non sono nelle disponibilità dirette del leader Russo. Ergo, non si capisce dove sia la legittimità giuridica di tale provvedimenti in assenza di qualunque inchiesta giudiziaria con eventuali azioni cautelari, che, ricordiamolo, secondo il nostro “ordinamento di diritto”, sono i soli che potrebbero dar luogo a un sostanziale sequestro di beni, senza contare, poi, sull’inopportunità pubblicitaria di tale determinazione.

Infatti, la domanda che ognuno di noi si è posta immediatamente dopo tale provvedimento è stata la seguente: “Poniamo il caso che io sia un magnate Canadese, piuttosto che Australiano o Argnentino, a questo punto, comprerei mai un bene immobile nel Bel Paese? Farei attraccare il mio yacht in un porto qualsiasi della nostra penisola? Acquisterei mai un’azienda italiana?”

A questo punto, la risposta che ci siamo dati, a tutte e tre i quesiti, è stata sempre la stessa: NO!

Perché? Perché abbiamo creato un pericoloso precedente per il quale, se io – ricco imprenditore che ho accumulato una fortuna in maniera legale, quindi senza temere nulla dalla legge – acquisto un bene in Italia, correrò sempre il rischio, qualora il mio Paese sia in discussione con il Governo italiano, per una questione della quale io non sono responsabile, che quest’ultimo me lo sequestri … e tutto questo, voi lo capite molto bene, è logicamente inaccettabile. Ragion per cui, molto semplicemente, l’investitore desisterà dal proprio intento di fare affari con noi.

Ecco, il danno è servito! Oltre a tagliare i rapporti economici con la Russia, abbiamo fatto comprendere all’universo mondo che noi non rispettiamo il diritto internazionale, complimenti! Gran bel lavoro!

Ma tutto questo lo si è fatto con la presunzione occidentale e l’illusione, di poter indurre la Russia ad un cambio di regime: sciocchi! La narrativa che circola nel nostro Paese per la quale la Russia è diplomaticamente e internazionalmente, isolata, è falsa: la metà esatta del mondo, cioè i Paesi del BRIC, più buona parte dell’America latina, dell’Africa e dell’Asia, sono con Mosca.

Altro che piegare il Cremlino, alla fine saremo noi a sprofondare nella miseria. A tal riguardo, facciamo due conti della serva insieme, giusto per farci un’idea:  Negli ultimi due mesi gli scambi commerciali tra Russia e Cina sono aumentati del 30%, cioè pari a 26 miliardi di Dollari in più;

Il Petrolio, oggi, è arrivato a quota 130 Dollari al barile, il gas naturale a 324 Dollari al MWh. Soldi, questi ultimi, che andranno nelle tasche di Mosca per le vendite di questi beni ai Paesi cosiddetti non ostili.

Già, ostili, perché tale è il termine usato dal Cremlino per indicare tutti quelle Nazioni, o organizzazioni internazionali che, con le sanzioni prima e l’invio delle armi poi, hanno tentato e tentano, di fiaccare la Russia.

Ora, nell’elenco della blacklist di Putin, c’è anche l’Italia, in quanto facente parte a pieno titolo dell’UE, ma anche gli Stati Uniti, l’Ucraina, il Regno Unito, l’Australia, l’Islanda, il Canada, il Liechtenstein, Monaco, la Nuova Zelanda, la Norvegia, la Corea del Sud, San Marino, Singapore, Taiwan, il Montenegro, la Svizzera e il Giappone.

Si badi bene, non la Turchia, non Israele e nemmeno il Vaticano, tutti Paesi molto attivi in queste ore nella ricerca di una soluzione diplomatica.

E che cosa comporta, per lo meno in questi primi momenti, l’essere all’inseriti all’interno di questa lista nera? Nello specifico, le imprese italiane creditrici dei russi, siano esse società private o enti, saranno liquidate esclusivamente in Rubli ed essendo il Rublo non più convertibile in Italia, tali creditori si ritroveranno con un pugno di mosche in mano.

A tal riguardo è molto preoccupato il Gruppo Unicredit che in Russia ha ben 72 sportelli operativi e 4000 dipendenti. Ora, mentre noi facciamo questi conti, in Russia, Visa e Mastercard hanno bloccato le transazioni e l’esclusione dallo SWIFT permane, nonostante tutto, però, il Paese che ha la metà del nostro PIL e 1/3 del nostro PIL procapite, resiste … perché?

Perché ha un Governo ben stabile con un consenso ancora molto alto. Decina di migliaia di russi manifestano per strada? Bene … la Federazione Russa conta più di 400 milioni di cittadini, se a manifestare fossero anche 400 mila individui essi rappresenterebbero, al massimo, lo 0,1% della popolazione totale. Dunque … la questione è molto più complessa.

Come è complessa la ragione per la quale, il Presidente Putin – che fino all’altro ieri era considerato, in Italia e non solo, un politico freddo e cinico, si, ma non per questo pazzo ed impulsivo – oggi abbia intrapreso la via dell’intervento militare.

Di certo c’è stata da parte dell’Occidente la mancata considerazione di quanto fosse, per Mosca, strategicamente, culturalmente, economicamente, importante mantenere l’Ucraina vicino a se stessa e fuori dalla NATO e dall’UE. Kiev, in atri termini, per il Cremlino, non è uguale a Tallinn, piuttosto che a Varsavia o Bucarest, per le quali, ad esempio, a suo tempo, pur essendoci un gentlemen’s agreement, riguardo l’impossibilità per questi governi di aderire alla NATO, Putin non manifestò nessun problema.

L’Ucraina è dunque un’altra cosa. E Kiev stessa, forse, in questi anni, ha compiuto degli errori nella gestione della proprie minoranze russofone. In Italia, ad esempio, abbiamo avuto una situazione similare con la minoranza linguistica tedesca dell’Alto Adige: Era il 1961, per la precisione la notte tra l’11 e il 12 giugno, quando il movimento sudtirolese Bas fece esplodere 37 tralicci in Alto Adige. Quella che poteva trasformarsi in una guerra civile fu risolta attraverso la mediazione grazie alla quale l’Italia è riuscita a gestire la situazione istituendo ad esempio il bilinguismo e garantendo l’autonomia della provincia di Bolzano.

In Ucraina, invece, si è cercato di reprimere con la forza queste esigenze e nelle tensioni sorte a seguito di queste istanze, in otto anni, tra il 2014 ed il 2022, hanno perso la vita quasi 20 mila persone e alcune di queste, in modo veramente atroce, come accadde a Odessa, dove morirono bruciati vivi, nella casa dei sindacati, una 50ina di filorussi.

Insomma, la situazione è veramente delicata e complessa e non può in alcun modo giustificare le campagne talebane di questi giorni contro la cultura russa (Dostoevskij docet), né tantomeno sono scusabili le ingiurie o le minacce rivolte a privati cittadini russi colpevoli di alcunché, specie se minori, o la caccia alle streghe in atto verso, sportivi, e uomini di spicco dello spettacolo russo.

Questa non è l’Italia repubblicana, quella della Costituzione più bella del mondo, ma non è paragonabile neanche all’Italia mussoliniana, che pur essendo stata in guerra con l’allora Unione Sovietica di Stalin non arrivò mai a tanto … Se vogliamo tornare allo spirito sincero ed originario della nostra Costituzione allora dobbiamo necessariamente abbandonare la muta da falchi e rivestirci del ruolo naturale di mediatori che tanto lustro ci ha donato, nel mondo, in tutti questi anni.

È il mondo che ce lo chiede, perché, la pace, oggi, è il bene più prezioso a cui tutta l’umanità anela.

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