Ancora proteste dei tir per il caro carburante. Da Mims 80 milioni

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Ancora tir a rilento, con furgoni e mezzi fermi su diverse autostrade del Sud. Ma sul terzo giorno consecutivo di proteste contro il caro carburante ora – dopo l’invasione russa in Ucraina, considerata ‘il granaio d’Europa’ irrompono anche i rischi di altre tensioni per il possibile nuovo aumento dei prezzi sul fronte settore energetico e del rifornimento oltre ai timori di paralisi per il comparto agroalimentare, dalla frutta alla pasta.

Una prima soluzione potrebbe essere vicina dopo il pacchetto di misure per 80 milioni di euro annunciato al Tavolo Autotrasporto che si è tenuto al Ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili: venti milioni di euro saranno stanziati per sostenere il settore dell’autotrasporto nel costo pedaggi, 5 milioni destinati ad implementare la deduzione forfettaria per le spese non documentate. Sarà anche previsto un credito d’imposta pari al 15 per cento al netto dell’Iva finalizzato all’acquisto dell’Ad-Blu per un investimento complessivo di oltre 29 milioni di euro, un credito d’imposta pari al 20 per cento al netto dell’Iva per sostenere l’acquisto di Gnl (gas naturale liquefatto), con un investimento complessivo di 25 milioni di euro.

A lanciare l’allarme era stata la stessa Conferenza delle Regioni, che aveva chiesto compatta un confronto con il Governo per affrontare la questione: “c’è il rischio di possibili blocchi di approvvigionamento e di circolazione delle merci, in particolar modo nelle Regioni del Mezzogiorno”, spiega il presidente dei governatori, Massimiliano Fedriga.

La mobilitazione è proseguita in Puglia (domani la ‘marcia’ dei camion potrebbe arrivare a Bari) e Molise, ma sono continuate le code anche all’ingresso dell’area portuale di Ravenna. In Sicilia invece, dopo il blocco del porto di Palermo, nelle ultime ore diversi autotrasportatori hanno revocato i presidi, annunciando un accordo per la costituzione di un tavolo permanente alla Regione Siciliana con la partecipazione dei grandi e piccoli autotrasportatori e della committenza.

Lo stop delle merci intanto è già una realtà in alcuni territori. Dopo l’annuncio dell’azienda italiana di pasta La Molisana, che aveva già deciso il fermo della produzione, “nessun prodotto agroalimentare proveniente dalla Sicilia e dalla Puglia è arrivato oggi al Centro Agroalimentare Roma, il più grande Mercato d’Italia, e sono a disposizione prodotti in arrivo dalla Spagna, insufficienti a soddisfare l’intera domanda. Ciò porterà ad un ulteriore incremento dei costi”, fa sapere il Car di Roma.

“Gli agricoltori dovranno continuare a raccogliere i prodotti nei prossimi giorni, anche se non riusciranno a distribuirli. Allo stesso tempo la merce già raccolta e rimasta bloccata per lo sciopero, sarà destinata solamente ai mercati vicini e non alla grande distribuzione. I consumatori dovranno rinunciare ai prodotti italiani che arrivano dal Sud dell’Italia come ad esempio l’arancia”, avverte la direzione del CarE Vincenzo Divella, l’amministratore delegato dell’omonimo pastificio, annuncia: “sabato fermiamo gli impianti, non consegniamo più semole e cruscami, abbiamo i silos pieni e non sappiamo dove mettere la produzione. I nostri tir, che potrebbero essere bloccati dai manifestanti, per il momento non lasceranno lo stabilimento. Dalla prossima settimana, invece, potrebbe cominciare a mancare qualche prodotto fresco dagli scaffali dei supermercati – aggiunge -. Per questo serve che il governo elimini alcune accise sul gasolio affinché’ si torni ai prezzi di prima si fermi la protesta. Del resto anche altri fornitori, come il gruppo Casillo, non ci sta consegnando la semola”. C’è poi un problema legato agli approvvigionamenti del grano, legato proprio allo scoppio della guerra in Ucraina. “La Russia è il principale rifornitore del grano altamente proteico (quello macinato per produrre farina per le pasticcerie) perché è lì che si coltiva. Ma ora le navi non potranno giungere nel Mar Nero per far arrivare i carichi. Tanto che il grano tenero in poche ore è già aumentato del 12-13%”, spiega Divella.

Un altro Sos arriva da Confindustria Puglia: “in molti molini, pastifici e industrie casearie del Barese da lunedì la produzione è ferma o va a singhiozzo. I molini sono sovraccarichi perché non riescono a consegnare la semola. Di conseguenza i pastifici non ricevono la materia prima e sospendono alcune linee di produzione. L’industria più danneggiata è quella di alimenti freschi, come i latticini o i mangimi per animali, che non possono restare a lungo invenduti senza deteriorarsi”.

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