CERCASI PROGETTISTA PER L’ECONOMIA ITALIANA

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Ripubblichiamo un vecchio nostro editoriale datato 2004. Allora non c’erano i social, internet era ancora all’inizio e tanti volti si sono avvicendati sulla scena politica italiana ed internazionale. Sono passati 18 lunghi anni, ma il pezzo – come sarà possibile notare – è sempre attuale…

Nella torrida estate del petrolio la maggioranza di governo si è accorta, come già fece quando era all’opposizione, che l’aumento del prezzo dei derivati dell’oro nero produce un aumento del relativo gettito erariale IVA in quanto questo è calcolato in termini percentuali. Peraltro essendo la quota erariale sul prezzo della benzina enorme, la gran parte dell’aumento del prezzo dei carburanti è causato dalle tasse e non è da attribuire all’irrazionalità dei mercati. Quindi appare ovvio ridurre il livello della fiscalità che grava sui carburanti; e questo non solo per gli elementari motivi ragionieristici appena detti, ma anche in una ottica di più lungo periodo e almeno per due ragioni vitali per l’economia italiana: la prima è che la riduzione di quelle tasse potrebbe inserirsi in una più durevole riduzione del carico fiscale complessivo gravante sull’economia con enorme valenza sul piano della competitività del sistema Italia nel suo complesso. E solo Dio sa quanto sia necessario iniettare competitività al nostro sistema aziendale!
Ancora più importante dell’obiettivo precedente, sarebbe ridurre o non far crescere quel prelievo fiscale, al fine di non mortificare ulteriormente la domanda complessiva interna. Questo elemento è di importanza fondamentale in ogni momento e in ogni economia di mercato e in una situazione come quella attuale (nella quale l’Italia beneficia della ripresa forse più modesta del mondo) dovrebbe essere guardato con estrema attenzione e perseguito come una priorità assoluta. Sempre ricordando la circostanza per la quale il gettito erariale totale non si ridurrebbe affatto rispetto al preventivato in caso di sterilizzazione dell’IVA.

Una cosa così elementare e di sicura simpatia per i cittadini-consumatori-elettori trova subito dei paletti imprevisti proprio da parte di chi beneficerebbe maggiormente di una misura del genere: la organizzazione degli industriali italiani. A firma di un pezzo da novanta dei suoi economisti appare sulla stampa di ieri una riflessione quanto meno illuminante della nuova strategia di Confindustria. “No assoluto alle riduzioni fiscali sui carburanti perché poi non si saprebbe come fare a coprire il mancato gettito!” è la sintesi della posizione assunta dal quotidiano confindustriale. Come già detto si tratta di un falso in quanto il gettito rimarrebbe intatto in valore assoluto (peraltro questo è già lievitato grazie agli aumenti di prezzo dei carburanti già maturati); ma questa posizione quanto meno autolesionista è illuminante perché rivela la natura della nuova strategia della potente organizzazione datoriale: essa è tornata alle concezioni stataliste (per cui più vicine alla sinistra) del periodo precedente la presidenza d’Amato. La loro posizione in politica economica è molto semplice: uno Stato con più danari può distribuirne di più a chi sa effettuare le pressioni nel modo e nei punti giusti, cioè alle lobbies ben organizzate e ben addentrate nei palazzi; cioè a loro. Del buon funzionamento del sistema economico italiano e quindi del benessere della popolazione non se ne importano molto in quanto, in fondo, non è affar loro.

In sinistra contemporaneità, la nuova presidenza di quella organizzazione -quasi a voler confermare quanto dedotto sopra- pubblica un piano di sei punti sul potenziamento della ricerca in Italia. Un tema presentato con ossessività particolarmente sospetta. In questi sei punti si condensa una vera e propria “lista della spesa” con la quale si indica al governo come deve fare per distribuire agli imprenditori i danari che questi vogliono per far aumentare la ricerca delle imprese italiane. Si tratta di una vera e propria riduzione del carico fiscale a favore delle imprese mascherata con la motivazione della ricerca. E dunque riservata alle grandi aziende. Infatti sarà ben difficile che il salumaio sotto casa possa attingere a questa riduzione delle tasse in quanto nel suo bilancio sarà ben improbabile istituire una sezione dedicata alla ricerca. E sarà ancora più difficile distinguere nei bilanci delle grandi imprese quale parte delle spese è veramente destinata alla ricerca e quale no. Così la grande impresa reinventa sotto mentite spoglie e ripropone utilizzando tutta la propria forza mediatica la politica delle assistenze cui tutti dicono di essere contrari.

Appare chiaro dalla contemporanea emersione di due linee distanti e differenti (il sostegno alla ricerca e la riduzione dell’IVA sui carburanti e più in generale delle tasse) la linea unitaria portata avanti dagli imprenditori maggiori: più fiscalità produce più danari per lo Stato e quindi consente di distribuire più privilegi ed assistenze a chi ha la forza per influenzare l’amministrazione pubblica; un bilancio pubblico ipertrofico e retto da una maggioranza politica debole o comunque dipendente dal veto confindustriale è facilmente manovrabile quindi docile agli interessi dei poteri forti.
Purtroppo questo giochetto poteva riuscire in tempi lontani, quando non v’era l’euro e non si sentivano così forti gli imperativi della mondializzazione. Oggi non è più così: il benessere dell’economia nel suo complesso si ripercuote direttamente sul benessere delle imprese, anche se grandi e potenti. Come già detto sopra, il miglioramento del livello della domanda prodotto dalla riduzione della fiscalità verrà avvertito maggiormente proprio dalle imprese che detengono quote maggiori del mercato. Non volendo credere che quegli economisti siano obsoleti, devo pensare che essi abbiano modificato il loro vero pensiero per compiacere il padrone di turno il quale per guardare gli interessi di bottega perde il senso dell’interesse complessivo. Ma questo significherebbe “lasciare le cose come stanno” denunziando un intento conservatore in tutto simile a quello del grande sindacato -anch’esso esplicitamente, ideologicamente e visceralmente contrario alla riduzione delle tasse- e che spiegherebbe come mai in Italia ci si lamenta sempre ma non si cambia mai nulla.

Andando visibilmente controcorrente e da tempi non sospetti sosteniamo al contrario che va abbandonata senza ulteriori ritardi ogni tentazione di tornare ad un passato assistenzialista che non può più risorgere e che non conviene a nessuno far risorgere.
Peraltro l’elettorato ci ha dato ragione ed è stato univocamente favorevole alla riduzione della fiscalità e non credo che abbia cambiato idea.

Se questa maggioranza non dispone di economisti capaci di progettare l’economia italiana del futuro e di realizzarla nel concreto li cambi subito o rimarrà vittima proprio di questo limite e con essa tutta l’Italia.

Canio Trione

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