Il Procuratore Gratteri verso l’On.le Costa: ««il bavaglio alla stampa favorisce la criminalità»»

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Gratteri e Costa un duello mediatico a distanza.  Il tema su cui si scaldano gli animi  è il d.lgs. n. 188/2021 in vigore dal 14 dicembre che, recependo una Direttiva UE, introduce alcune disposizioni tese al rafforzamento della «presunzione d’innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali». Il fulcro del decreto consiste nella disciplina relativa alla diffusione delle informazioni riguardanti i procedimenti penali e gli atti di indagine. L’art. 2 dispone che «è fatto divieto alle autorità pubbliche di indicare pubblicamente come colpevole la persona sottoposta a indagini o l’imputato fino a quando la colpevolezza non è stata accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili».

Costa, padre del decreto legislativo 188/2021, che ha sentito odi nefaste lascia un commento tranchant : «La vera sentenza per molti giornalisti è la conferenza stampa della Procura, perché la sentenza vera, quella pronunciata dopo il processo, non interessa più a nessuno. Perché le indagini sono presentate come un processo-inverso: si parte dalla sentenza-conferenza stampa, la si pubblica, la si scolpisce nell’opinione pubblica, poi forse – quando avrà letto gli atti – la difesa potrà controbattere. E potrà farlo in un processo a questo punto senza riflettori, senza titoli, senza interesse».

Il parlamentare passa poi al contrattacco: «A essere scontenti, certo, saranno coloro che fino ad oggi hanno campato sul “marketing giudiziario” che è quanto di più pericoloso, incivile, illiberale, arbitrario. Il “marketing giudiziario” è scientificamente studiato da certe Procure per far conoscere ed apprezzare un prodotto parziale, non verificato, non definitivo: l’accusa. Un prodotto – per quanto modificabile e smentibile – presentato all’opinione pubblica come oro colato. Una forma di condizionamento dell’opinione pubblica – continua Costa – ma anche del giudice, ragg

Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, non le manda a dire e risponde con assoluta fermezza: « non ho alcun dubbio sugli effetti negativi della legge sulla presunzione di innocenza, tanto voluta da Enrico Costa (Azione), che vieta a pm e polizia giudiziaria di “indicare come colpevole” l’indagato o l’imputato fino a sentenza definitiva, e impone ai procuratori di parlare con la stampa solo tramite comunicati ufficiali».  Tra l’altro il Procuratore Gratteri, è convinto anche della inutilità della nota del 19 gennaio del Procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, il quale ha invitato le forze dell’ordine a ridurre le richieste di autorizzazione alla diffusione di comunicati stampa.

Quello che Gratteri tenta di spiegare è la ratio della direttiva europea fonte di innesco  per il provvedimento recepito dal legislatore italiano con il d.lgls. 188/2021,  sostenendo che è rivolta principalmente agli Stati di più recente ingresso nell’unione europea, nei quali non erano presenti adeguati strumenti di tutela dell’imputato.

Il vero problema aggiunge Gratteri è la rilevanza sociale del diritto all’informazione e del diritto alla verità delle vittime di gravi reati rischia di essere offuscata da un sistema che impedisce di spiegare ai cittadini l’importanza dell’azione giudiziaria nei territori controllati dalle mafie, rendendo molto più difficile creare quel clima di fiducia che consente alle vittime di rompere il velo dell’omertà. « Ma il mio timore è anche un altro: sembra quasi che non parlandone, la ’ndrangheta e Cosa Nostra non esistano. Ma non è così, e io ho molta paura che di questo “silenzio stampa” le mafie ne approfitteranno, perché le mafie da sempre proliferano nel SILENZIO. Se la ’ndrangheta oggi è la mafia più potente è perché per anni non se ne è parlato. Molte notizie, anche su politici e funzionari pubblici, verranno così nascoste.»»

A sostegno delle tesi e perplessità di Nicola Gratteri si schiera l’Associazione Nazionale Magistrati la quale senza mezzi termini stigmatizza le pesanti restrizioni tra il diritto all’informazione, quasi negato, e la magistratura. Il presidente dell’ANM Giuseppe Santalucia durante la riunione del Comitato direttivo centrale ha ribadito che: «“Si è irragionevolmente irrigidita la comunicazione con la stampa dei procuratori della Repubblica”, con “regole che non renderanno un buon servizio, questo è il timore, all’esigenza di una corretta informazione su quanto accade nel processo durante la fase delicatissima delle indagini”».

Disse bene Peppino Impastato: «la mafia uccide , il silenzio pure.»

Franco Marella

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