Andria, il giardino naturale nel Centro Storico non deve morire

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Una mattinata
emozionante quella trascorsa nel 1° Vicolo San Bartolomeo ad Andria in
compagnia dei residenti e della famiglia Vilella. Tutti uniti a difendere il
patrimonio della città federiciana: “la stradina più stretta”, quella che
attira turisti e telecamere grazie all’allestimento del giardino naturale
attrezzato a cura di Antonio Vilella.

Ai microfoni del Presidente
dell’Associazione
  “Io Ci Sono!”, Savino
Montaruli, il signor Vilella racconta la sua bellissima esperienza affermando:
“tre anni fa con la mia famiglia abbiamo deciso di traslocare e venire ad
abitare nel centro storico della mia città, al 1° Vicolo Casalino. Quando
arrivammo ci trovammo immersi in un luogo afflitto dal degrado urbano: nessuna
manutenzione, condizioni igienico sanitarie pessime, un orinatoio pubblico,
ritrovo di coppiette con atti osceni posti in essere senza ritegno e senza
pudore. Di fronte a tale situazione di disagio avevo due scelte da compiere:
andare immediatamente via da quel luogo rinunciando al sogno di vivere nel
centro antico della mia città oppure rivoluzionare tutto e cambiare
completamente la situazione.

D’accordo con la mia famiglia, con mia moglie ed i
miei figli decidemmo di intraprendere la strada più tortuosa, la più difficile
ma anche la più entusiasmante: trasformare quel luogo di degrado in qualcosa
che rappresentasse il riscatto, la metamorfosi, la rivoluzione positiva. raccolsi
i consigli degli amici Savino Montaruli, del prof. Riccardo Suriano e di
Vincenzo Santovito che avevano già adottato “la stradina più piccola” ripulendo
l’intera area e ridipingendo le pareti a proprie spese e decisi di continuare
l’opera con maggiore abnegazione. Posizionai tante piante, tanti addobbi
floreali, panchine in legno e tutto quello che è stato ammirato da cittadini,
turisti, troupe televisive, soprattutto in occasione di ricorrenze quali il
Santo Natale, Pasqua, la Festa degli Innamorati. In questi tre anni abbiamo
trasformato quel luogo facendolo diventare un’attrattiva nazionale.

Se ne sono
compiaciuti tutti, a cominciare dalla sindaca di Andria, Giovanna Bruno, che
nelle sue dirette ormai note dappertutto elogiava la mia opera facendone punto
di riferimento per tutta la Comunità. Non mi aspettavo un grazie, un
riconoscimento dal Prefetto, una medaglia, una onorificenza. No, nulla di tutto
questo se non la soddisfazione di vivere in un ambiente civile dando, nel
contempo, un servizio alla città. Ho speso soldi sottratti ai risparmi
familiari; ho dedicato tempo alla manutenzione continua di quelle opere e mi sono
sempre messo a disposizione dei turisti che arrivavano per visitare la stradina
più stretta. Tutto questo senza mai chiedere un solo centesimo di euro, a
nessuno. Non mi aspettavo che mi ricevessero a Palazzo di Città per
ringraziarmi ma neppure che arrivassero a multarmi ed intimarmi di rimuovere
tutta quella bellezza per cavilli burocratici o forse per altri motivi che
ancora non sono chiari.

Non so se con quell’opera civica ho dato fastidio a
qualcuno; non so se altri abbiano ambizione di trasformare la stradina più
piccola in fonte di speculazione economica o propagandistica, sta di fatto che
un verbale ho dovuto pagarlo e che ora ne arriveranno altri. Non ho occupato
alcuno spazio sottratto alla fruibilità del pubblico; non ho abusato di nulla
se non arredando ciò che prima era inguardabile. Allora qual è stata la mia
colpa? Avere salvaguardato la salute pubblica, quella della mia famiglia e la
sicurezza di quel luogo è una colpa? Aver trasformato quel luogo in qualcosa di
unico ed esemplare è una colpa?

Se tutto questo rappresenta una colpa sono
disposto a pagare ma se quell’opera volontaristica rappresenta un bene per la
città, un bene per la Comunità e per il nostro centro storico abbandonato a se
stesso ed ormai desertificato allora aiutatemi a non consentire che tutte
quelle opere vadano distrutte e demolite. Non ho costruito palazzi abusivi, non
ho sottratto suolo né speculato. Ho protetto la mia famiglia da un ambiente
degradato, ho scommesso con me stesso che un cambiamento è possibile e questo
cambiamento ora non può soccombere. Si, chiedo aiuto a tutti perché questa
opera buona non venga vanificata. Grazie”

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