Fisco: la minimum tax introdotta anche in Svizzera

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In Svizzera il Consiglio federale ha deciso di attuare, con una modifica costituzionale, l’imposta minima concordata dall’Ocse e dagli Stati del G20 per le multinazionali che registrano una cifra d’affari annua di almeno 750 milioni di euro. Un’ordinanza temporanea garantirà che la cosiddetta minimum tax entri in vigore il 1° gennaio 2024, mentre la relativa legge arriverà successivamente.

L’attuazione in Svizzera del progetto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e del G20, concordato negli scorsi mesi da 137 Paesi, è stata presentata oggi ai media riuniti a Berna dal ministro delle Finanze, Ueli Maurer. Per garantire certezza giuridica alle imprese interessate è prevista la creazione di una nuova base costituzionale. In virtù di essa l’esecutivo emanerà un’ordinanza temporanea per l’applicazione dell’imposta minima dal 1° gennaio 2024.

Successivamente, seguendo l’iter ordinario, potrà essere elaborata senza pressioni di tempo la base legale che andrà a sostituire questa soluzione momentanea, viene spiegato nel comunicato. Si tratta di una tempistica meno stretta rispetto a quella “per noi complicata per cui spingeva l’Ocse, ovvero il 2023”, ha aggiunto Maurer durante la conferenza stampa.

I 137 Paesi hanno raggiunto un’intesa su un’aliquota minima del 15% per le società attive a livello internazionale che registrano una cifra d’affari annua di almeno 750 milioni di euro. Se uno Stato intende mantenere un’imposizione più bassa, gli altri possono imporre un’ulteriore tassazione alle imprese assoggettate a un’aliquota inferiore. Il recepimento dell’imposizione minima nel diritto svizzero assicura che i grandi gruppi non siano coinvolti in procedure fiscali estere, sottolinea il governo. Inoltre, questa misura permette a Berna “di non privarsi delle entrate fiscali che le spettano”.

“Le aziende svizzere toccate dovrebbero essere un po’ più di 200”, ha precisato Maurer, ma non vanno dimenticate le filiali con sede nella Confederazione di multinazionali straniere la cui casa madre rispetta i criteri. Secondo le stime del titolare del Dipartimento delle finanze esse sono “circa 2000, il che porta in totale le società potenzialmente interessate a 2000-2500 “.

Maurer ha inoltre ricordato che quello discusso oggi è solo uno dei due pilastri del progetto. Il secondo, che riguarda la tassazione dei profitti delle grandi multinazionali con un fatturato di almeno 20 miliardi di euro, è ancora bloccato all’Ocse in attesa che i lavori siano ultimati, ha puntualizzato.

La ripercussione principale sarà che ovviamente l’attuazione del progetto comporterà un carico a livello di tasse più elevato per alcune imprese, ma, come detto, in cambio esse eviteranno procedure fiscali all’estero. La Confederazione disporrà del margine di manovra necessario per mettere in atto scelte di politica finanziaria volte a contrastare la possibile perdita di appeal della piazza, mentre i Cantoni eserciteranno la propria sovranità nel decidere misure pensate per aumentare tale attrattiva.

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