Covid, sindacato Polizia penitenziaria: sarà un Natale difficile

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“Con un migliaio di agenti penitenziari che devono ancora fare la prima vaccinazione, un numero sempre in aumento di agenti positivi e tenuti ad osservare le prescrizioni anti Covid e quindi la cosiddetta quarantena assentandosi dal servizio, per la sorveglianza delle carceri si preannuncia un Natale complesso. 

Non riusciamo a capire come sarà possibile far fronte ad una situazione davvero complicata persino per i normali turni di servizio”. 

Così il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria (S.PP), Aldo Di Giacomo.

“Dagli istituti penitenziari ogni giorno arrivano notizie allarmanti per i focolai Covid diffusi tra detenuti e personale: a Santa Maria Capua Vetere il focolaio è sfuggito ad ogni controllo con oltre 60 casi di contagio; a Milano-San Vittore sono una ventina gli agenti positivi. 

A tutto questo vanno aggiunte le previsioni degli esperti che lasciano prefigurare il ‘picco’ dei contagi nelle carceri tra la prima metà e la fine del mese di gennaio.

Sconcerta – dice Di Giacomo – l’atteggiamento dei Ministeri Grazia e Giustizia e Sanità che proseguono su due livelli: un nuovo giro di tamponi tra i detenuti e le quotidiane minacce di sospensione dal servizio per il personale che non si è vaccinato.

Praticamente lo zero assoluto sul piano del contenimento del contagio e di conseguenza la gestione della nuova ondata pandemica nelle carceri.

E’ da tempo che ripetiamo inascoltati i nostri appelli: l’obbligo vaccinale per il personale penitenziario, che ci vede convintamente favorevoli, non da oggi, non risolve in alcun modo la prevenzione dalla diffusione del Covid se l’obbligo non viene esteso a tutti, a cominciare dai detenuti e dai familiari e dagli avvocati dei detenuti. 

Nei penitenziari ci sono flussi di ingressi settimanali dieci volte superiori al numero dei detenuti, a cui aggiungere i colloqui con diverse decine di avvocati e una durata anche di un paio d’ore. 

Contingentare i colloqui detenuti-familiari non può essere la soluzione, sottovalutando che nelle rivolte della primavera 2020 la sospensione dei colloqui è stata la scintilla che ha innescato le violenze che tutti dovrebbero ricordare.

Altro che Super Green Pass. “Dentro” siamo fermi alla prima vaccinazione e non esiste l’alibi di detenuti no-vax, un’assoluta minoranza rispetto al numero complessivo della popolazione carceraria. 

E’ una situazione – dice Di Giacomo – che riprova la tesi coltivata da parte dello Stato del carcere completamente avulso dal resto della città dove invece si punta ad accrescere controlli e azioni di contrasto al Covid. 

Francamente non riusciamo a capirne le motivazioni tanto più che il tentativo ripetuto di rivolta nel carcere di Taranto, a seguito del nuovo focolaio di Covid, dovrebbe mettere in guardia. 

A noi pare di cogliere – afferma il segretario generale del Sindacato Penitenziari – una sorta di paura dello Stato che non ha alcuna intenzione di introdurre prescrizioni rigorose sul doppio piano giuridico e sanitario per i colloqui in carcere temendo la reazione di quei clan di criminali che continuano a dimostrare di comandare e controllare i penitenziari”.

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