Un’unica identità mondiale?

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In ogni parte del mondo si usano le stesse auto, gli stessi jeans, gli stessi telefonini, l’internet. Così qualcuno ha pensato che tutti i cittadini del mondo possono essere considerati uguali; cioè senza un proprio passato e una propria storia, senza una propria religione e senza propri simboli, senza una propria lingua e senza una propria moneta.

Questa mentalità tecnicista ha poi generato la tecnocrazia, cioè il governo mondiale di una sola mentalità, quella tecnica; tecnica da applicare alla salute, alla comunicazione, alla psicologia delle masse. Ed è ssendo unica la tecnica, uno è il mondo, senza differenze al suo interno. Mentalità ormai fortemente radicata.

Così non deve meravigliare che una selva di baldi giovani reduci dalle migliori università d’Europa abbiano confezionato l’idea di abolire parole troppo compromesse con le identità dei singoli popoli della Terra.

Maria, Giuseppe, Natale, vanno evitati nelle comunicazioni ufficiali; e anche in altre sedi (ma non lo diciamo). Anche i loro capi che vediamo in televisione ogni giorno probabilmente sono solidali con questa idea tant’è che hanno dato loro questo compito; peraltro a tutt’ora non si ha notizia di licenziamenti di nessuno di questi baldi giovani che quindi hanno, anche a pasticcio combinato, la solidarietà concreta dei loro capi.

Ma è possibile che le singole identità muoiano a favore di un’unica identità mondiale? E’ possibile che questa identità unica planetaria sia lo specchio fedele delle aspirazioni e dei sentimenti di tutte le persone del mondo?

Evidentemente no; ma qualcuno, forte delle migliori tecniche esistenti, crede di avere interesse a non essere intralciato dai capricci delle tantissime minoranze che proliferano nel mondo.

La verità è che la cultura nordeuropea se lasciata a se stessa e non temperata dalla sapienza mediterranea, finisce con il credere così tanto nel proprio tecnicismo efficientista da perdere il contatto con la realtà e addirittura pensare di imporre tale efficientismo anche agli altri.

Ed è il caso della Commissione europea. Essa con questo provvedimento interno (che è l’ultimo di un’infinita serie di altri documenti, nei quali si voleva indicare la forma dei piselli da ammettere sul mercato o la maniera di confezionare una pizza o la misura delle zucchine…) pensava -in buona fede – di neutralizzare le diversità e le differenti culture a favore di un’altra cultura – di fatto inesistente – che sia “neutra” e hanno preso l’ennesimo abbaglio, mostrando di credere che una cultura possa essere neutra e cioè incapace di portare nell’immenso agone planetario una proposta e un modello di vita proprio e originale.

Noi mediterranei e del sud Italia che abbiamo millenni di pensiero nelle nostre meningi e vene sappiamo che questa idea è una semplice imbecillità come tutte le ideologie del passato.

Ma questo succede a quelli che, mai contraddetti, finiscono con il credere che senza le loro idee il mondo non possa esistere.

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