Agenti arrestati per favori a detenuti: gip, ‘quadro allarmante’

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Un “quadro allarmante di un sistema criminale fondato su relazioni illecite stabili tra appartenenti al corpo di Polizia penitenziaria e detenuti”. Cosi’ la gip del Tribunale di Trani Carmen Anna Lidia Corvino definisce la vicenda che ha portato all’arresto di due poliziotti penitenziari in servizio nel carcere di Trani, accusati di aver offerto ad alcuni detenuti trattamenti di favore, come colloqui in presenza con moglie e famigliari quando, durante il lockdown, le norme Covid non li consentivano, “svendendo la funzione pubblica per pochi soldi o beni di modesto valore”, come 50 euro di prodotti ittici, 100 euro in denaro, generi alimentari, una latta d’olio, prodotti di macelleria, un IPhone. In carcere e’ finito il vice sovrintendente Vincenzo Cellamare, 56 anni, consuocero del capo clan mafioso di BARI Giuseppe Misceo; agli arresti domiciliari l’ispettore Antonio Cardinale, 57 anni. Nell’inchiesta, che conta complessivamente 29 indagati, sono coinvolti altri 5 poliziotti penitenziari, accusati a vario titolo di corruzione, concussione, depistaggio, peculato e abuso d’ufficio: il dirigente Vincenzo Paccione, comandante di reparto, il vice sovrintendente Giovanni Bombino, gli assistenti capo Giovanni Ricco e Piera Rizzo, l’ispettore Albino Parenza. Sono indagati anche sei detenuti che avrebbero ottenuto favori, tra i quali Christian Lovreglio, 30enne barese, nipote del boss di Japigia Savinuccio Parisi, e i loro famigliari.

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